Linosa

Religione

Sin dalla colonizzazione la religione ha avuto una grande importanza; ne è prova il fatto che tra i primi coloni a sbarcare nell’isola ci fosse un Sacerdote e che la prima costruzione fosse stata quella della chiesa. In situazioni come quelle che vissero i linosani, solo la religione e la fede verso la chiesa cristiana ha dato loro la forza di superare le avversità che l’isola presentava in tempi poco vivibili.
Infatti la chiesa è stata ed è punto fermo di riferimento in tutti i momenti più importanti della vita del singolo e della comunità; anche quando le istituzioni civili hanno trascurato i bisogni dell’isola, la chiesa è rimasta sempre presente nella vita di ognuno che, come guida spirituale ha saputo dare conforto e aiuto nei momenti di bisogno.

Tuttavia, oltre che come simbolo di missione spirituale, il sacerdote ha assunto grande importanza nella propagazione della cultura e nella eliminazione dell’ignoranza; nonché avvocato e giudice nelle piccole controversie tra famiglie; prezioso aiuto nel disbrigo di pratiche relative al lavoro e pensioni.

Certamente con il trascorrere degli anni e il miglioramento delle condizioni di vita, la figura del sacerdote è andata via via riducendosi solo a quella sfera religiosa di competenza pur non perdendo la sua influenza sugli abitanti.

Per quanto riguarda la venerazione dei santi, sicuramente il rito più antico riguarda la figura di San Giuseppe. La prima statua presente sull’isola era di esegue dimensioni e in struttura lignea. La grande importanza che i linosani hanno dato alla figura del Santo è dovuta al fatto che il venerato rappresenta il nucleo familiare, cosa che per i linosani è di fondamentale importanza, e perché questi è l’immagine del sacrificio e del lavoro in cui ogni isolano riflette se stesso.

In tempi più remoti era consuetudine fare una promessa “a prumissa”, ovvero un pranzo da organizzarsi il giorno del Santo (19 marzo). Tradizione voleva come ospite del banchetto un bambino, rappresentante Gesù, un anziano con la barba bianca e munito di bastone, rappresentante il Venerato, e una ragazzina vestita con l’abito della prima comunione, rappresentante la Vergine. Il tutto si chiudeva, dopo una lunga processione per le vie del paese e diversi rituali, in un pranzo solenne in cui la tavola veniva imbandita da sette pietanze diverse, in cui non doveva mancare ” u panuzzu di San Giuseppi” (precedentemente benedetto).

Il 25 febbraio si festeggia San Gerlando, patrono dell’isola.

Non di meno è stata la figura di Maria Vergine Santissima. Alla Signora vennero attribuite diverse grazie e miracoli, come tradizione voleva, seguiti da un particolare vestiario fatto benedire prima di essere indossato. Diversi sono i vestiari che ricoprono la figura delle graziate; come la tunica nera e il cordone azzurra per la Madonna Addolorata e la tunica bianca e il cordone nero per la Madonna Assunta. Ogni tunica portava sul petto l’immagine della Madonna. Alcune donne erano solite indossarle tutti i giorni anche per un anno intero. Oggi i ringraziamenti sono diversi, infatti ricevuta la grazia, viene compensata con fiori e denaro alla chiesa.

Dall’ultimo ventennio è stato messo all’ordine il mese Mariano in cui ogni famiglia per ventiquattro ore ospita la figura della Madre di Dio. Tuttavia nonostante la venerazione verso la Vergine sia di antica data, solo da poco tempo la tradizione isolana usufruisce di un rituale dedito alla Madonna come ricorrenza propria del popolo. L’occasione è nata nel 1995 quando, con i preparativi del 150° anniversario di possesso dell’isola, fu ufficializzato il sentimento di devozione comune facendo realizzare una statua in marmo fuso di Madonna con Bambino (Madonnina del Mare).

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