Linosa

La flora di Linosa

Distretto Algusico

Linosa, seppur convenzionalmente considerata insieme a Lampedusa e Lampione una delle isole Pelagie è in realtà ben differenziata da queste ultime sotto molti aspetti, inclusi quelli geologici, vegetazionali e floristici, giustificando l’inclusione in un distretto fitogeografico autonomo. Si tratta infatti di un isola di origine vulcanica, costituita da diversi edifici vulcanici di altezza non superiore ai 200 m (monte Vulcano,195 m), frammisti a piccole zone pianeggianti ampiamente coltivate. Nonostante le ridotte dimensione e l’origine relativamente recente l’isola ospita un certo numero di taxa endemici: si tratta di neoendemismi talvolta non ancora ben differenziati dalle specie presenti nei territori vicini. Inoltre rispetto a Lampedusa l’impatto antropico è stato meno distruttivo ed è possibile rinvenire ancora discreti esempi di vegetazione arbustiva.

Clima

Il clima di Linosa non si discosta molto da quello di Lampedusa, benchè la presenza di maggiori rilievi nel complesso renda il clima leggermente meno arido. La temperatura media annua è di circa 20° C, mentre le precipitazioni presentano notevoli fluttuazioni annuali, essendo note annate con appena 171 mm e altre con oltre 700 mm. In ogni caso i valori medi si attestano intorno ai 360-430 mm. Un fattore che va considerato sono le precipitazioni occulte, grazie ad una certa oceanicità del clima, a causa della notevole distanza dalle terre emerse, alla natura vullcanica delle rocce e ai rilievi.

Endemismi esclusivi del distretto Algusico

Erodium neuradifolium var. linosae, Galium murale var. calvescens, Limonium algusae, Pancratium linosae (una stazione anche a Pantelleria e forse a Lampedusa), Vallantia calva, Valantia muralis var. intricata.

Specie non endemiche in Sicilia esclusive del distretto Algusico

Astragalus warionis, Castellia tuberculosa, Heliotropium dolosum, Lotus peregrinus, Ononis serrata, Onopordon tauricum, Patellifolia patellaris, Silene apetala, Spergula fallax, Volutaria lippii.

1. LA FASCIA INFRAMEDITERRANEA

Come le altre isole Pelagie dal punto di vista bioclimatico Linosa rientra interamente nel piano inframediterraneo, infatti anchè in questo caso la vegetazione climax è rappresentata da una macchia dominata da specie xerofile quali Periploca angustifolia, Euphorbia dendroides ed altre sclerofille o entità caducifoglie estive.

 

1.1 Il litorale sabbioso

Linosa presenta perlopiù coste rocciose, l’unica vera spiaggia sabbiosa dell’isola è Cala pozzolana di Ponente, tuttavia è possibile rinvenire ripidi pendii sabbiosi che scendono a mare anche in altre zone dell’isola, ad esempio sul versante sud-orientale di Monte Nero, a Cala Mannarazza e a Punta Calcarella. In queste ambienti si rinviene un associazione endemica descritta come Pancratietum linosae, differenziata da Pancratium linosae spesso presente con un elevato indice di copertura, a cui si associano solo poche specie a causa dell’elevata acclività, quale Medicago marina, permettendo di identificare una subass. medicaginetosum marinae.  Su superfici più pianeggianti, dove vi è accumulo di sabbie eoliche, a Pancratium linosae si accompagna invece Elytrigia juncea, permettendo di distinguere la subass. agropyretosum juncei. Infine solo a Cala pozzolona di Ponente si rinvengono aspetti molto impoveriti di vegetazione pioniera del Salsolo kali-Cakiletum maritimae.

1.2 Il litorale roccioso

Tutte le zone costiere dell’isola caratterizzate dalla presenza di ambienti rocciosi vedono la presenza di cenosi alofile riferibili al Limonietum algusae, per la presenza dell’endemico Limonium algusae.  Nell’ambito di questa formazioni si inseriscono dei praticelli effimeri alofili, quali il Sileno sedoidis-Bellietum minuti, localizzato nelle fessure e nelle depressioni delle roccie vulcaniche, nell’area direttamente sottoposta all’influenza marina. Le specie dominanti sono Silene sedoides e Bellium minutum. Nelle superficie subpianeggianti, esposte e soleggiate, sempre nell’ambito del Limonietum, in cui la roccia vulcanica è ricoperta da uno strato più o meno sottile di suolo sabbioso o incoerente, la precedente è vicariata dalll’Oglifetum lojaconoi, in cui la specie più caratteristica è Oglifa lojaconoi, endemica delle isole del canale di Sicilia.

Si tratta di praterelli di terofite acidofile di notevole interesse fitogeografico quali l’Oglifetum lojaconoi e il Plantagini zwierleinii-Erodietum linosae, che si rinviene prevalentemente nelle cime in un contesto di macchia degradata ed ospita entità rare ed endemiche quali Erodium neuradifolium var. linosae, Linaria pseudolaxiflora e Catapodium zwierleinii. Il Sedo litorei-Valantietum calvae vicaria la formazione precedente in stazioni subrupestri molto aride ed esposte ai venti, localizzate negli anfratti rocciosi ricoperte di ceneri e lapilli delle aree cacuminali. Tra le specie più caratteristiche di questa cenosi si possono citare l’endemica Valantia calva e Parietaria cretica. Il Valerianello puberulae-Galietum calvescentis sostituisce invece il Plantagini zwierleinii-Erodietum linosae in condizioni più ombrose ed umide, in stazioni cacuminali, protette dagli anfratti rocciosi o dagli arbusti della macchia. Le specie tipiche di questa cenosi sono Galium murale var. calvescens e Valerianella puberula.  Un altra peculiare cenosi erbacea, che presenta però un carattere sciafilo-nitrofilo, si sviluppa sotto i grandi cespugli della macchia e vede la presenza di Succowia balearica e Castellia tuberculosa. Si tratta del Succowio balearicae-Castellietum tuberculosae, cenosi tipi di un microclima fresco-umido.

1.4 La vegetazione arbustiva 

A differenza di Lampedusa grazie a un più moderato sfruttamento antropico del territorio la vegetazione arbustiva di Linosa è ancora ben rappresentata e si rinvengono quindi ancora eccelenti esempi di macchia xerofila. Nei tratti più interni del litorale roccioso si rinvengono lembi di gariga lito-alofila dominati da Senecio bicolor e Lycium intricatum, riferiti al Senecioni bicoloris-Lycietum intricati, che si posiziona tra il Limonietum ed il Periploco angustifoliae-Euphorbietum dendroidis. Quest’ultima è una forma di macchia bassa termo-xerofila tipica della fascia inframediterranea, caratterizzata dalla dominanza di specie a foglie caduche estive quali Periploca angustifolia, Euphorbia dendroides e sporadicamente Rhus tripartita, oltre ad alcune sclerofille sempreverdi come Pistacia lentiscus, particolarmente abbondante nell’isola. A Linosa questa forma di macchia risulta molto diffusa in tutta l’isola, anche nelle zone più acclive dei coni vulcanici, su substrati compatti quali tufi e basalti.  Aspetti di degradazione della macchia sono rappresentati dalla gariga a Coridothymus capitatus, mentra in alcune zone costiere dell’isola sono stati realizzati degli impianti con Tamarix canariensis e Juniperus turbinata che hanno in parte alterato le formazioni alofile oriignarie

2. LA VEGETAZIONE AZONALE

2.1 La vegetazione sinantropica

Nonostante le ridotte dimensioni dell’isola e dell’abitato, l’agricoltura continua ad essere un attività praticata ed in particolare le colture sarchiate sono tuttora presenti nell’isola. Ciò spiega il perdurare di diverse specie infestanti e la presenza di un ricco contingente di specie esotiche ad ampia distribuzione. Tra gli aspetti di vegetazione erbacea tipici delle colture sarchiate sottoposte a periodiche lavorazioni del terreno e a concimazioni (cappereti, orti, giardini, ecc.) è molto diffuso l’Heliotropietum dolosi, in cui sono considerate differenziali Heliotropium dolosum e Silene behen. Nei vecchi coltivi abbandonati, su suoli sabbiosi, subpianeggianti si insedia il Loto peregrini-Ononidetum serratae, noto solo per l’area di Monte Calcarella. Tra le specie tipiche di questa cenosi si possono citare Lotus peregrinus, Ononis serrata, Volutaria lippii e Silene apetala. Altri aspetti di vegetazione sinantropica sono rappresentati da varie cenosi nitrofile e ruderali. Tra queste è molto diffusa il Polycarpo tetraphylli-Spergularietum rubrae, una comunità di terofite dominata da alcune cariofilllacee prostrato-reptanti, che si insedia su suoli sottoposti a continuo calpestio, su suoli sabbiosi. Il Lavateretum cretici-arboreae è invece una cenosi ipernitrofila, arbustiva che si rinviene in prossimità del centro abitato e delle case rurarli, su macerie, in stazioni costiere. Il Chenopodio muralis-Parietarietum diffusae, differenziato da Malva nicaeensis e Parietaria judaica, è tipico degli ambienti ruderali urbani ben umidificati, in contesti molto ombreggiati e relativamente freschi. In habitat ruderali subalofili e nitrofili costieri si insedia invece il Mesembryanthemetum crystallini, dove prevalgono alcune terofite succulente quali Mesembryanthemum cristallinum, M. nodiflorum e Beta macrocarpa. In ambienti più xerici, meno marcatamente alofili, su suoli più superficiali a contatto con la roccia basaltica, la cenosi precedente è vicariata dal  Mesembryanthemo crystallinI-Paronychietum argenteae, differenziata dalla presenza di Paronychia argentea. In stazioni ipernitrofile, ad esempio dove si ha accumulo di rifiuti, si insedia invece il Mesembryanthemo crystallinI-Hyoscyametum albi, differenziato da Hyoscyamus albus. Un altra forma di vegetazione nitrofila, che si insedia sui bordi strada, sui sentieri, sulle macerie, in stazioni ombreggiate e fresche, è rappresentata dal Carduetum australis, caratterizzato dal raro Carduus arabicus subsp. marmoratus. In stazioni più soleggiate, esposte a sud, la cenosi precedente è sostituita dal Volutario lippii-Hordeetum leporini. Una cenosi subnitrofila tipica dei campi abbandonati è il Chrysanthemo coronarii-Hippocrepidetum multisiliquosae, dove si rinvengono Ononis diffusa, Reichardia tingitana, Lotus peregrinus e Hippocrepis multisiliquosa. Una cenosi peculiare, solo lievemente nitrofila, che si inserisce tra i cuscinetti di briofite (Barbula unguiculata, Bryum caespiticium, Phaeoceros laevis), colonizzando il sottile strato di suolo che si accumula nelle concavità delle rocce  inondate per brevi periodi in inverno, è il Paronychio longisetae-Crassuletum tilleae subass. saginetosum apetalae, dove è rilevante la presenza di Trifolium suffocatum. Infine una cenosi casmo-nitrofila e sciafila è rappresentata dal Polypodietum cambrici, che si insedia nelle fessure delle rocce e vede la predominanza di felci (Polypodium cambricum),  muschi e Sedum sp.

Negli anfratti o nelle nicchie ombreggiate delle roccie talvolta si insedia una vegetazione dominata da nanofanerofite succulente, quali Sedum litoreum e Sedum caespitosum, a cui si accompagnano Silene sedoides e Parapholis incurva. Si tratta del Catapodio marini-Sedetum marini subass. silenetosum sedoidis.

3. LUOGHI DI INTERESSE BOTANICO

1) Linosa: La seconda isola delle Pelagie differisce profondamente da Lampedusa a causa della sua natura vulcanica, presentando così una flora estremamente peculiare. Sono presenti infatti diversi endemismi “incipienti” cioè in via di formazione, oltre che diverse entità con distribuzione sud mediterranea. Dal punto di vsta vegetazionale sono presenti diversi aspetti di macchia, ma anche interessanti cenosi alofile e terofitiche.

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Testo di Salvatore Cambria  

 

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